Se l’inverno è la stagione eletta alla “lavorazione del maiale”, con la primavera arrivano sulle nostre tavole quei salumi che finalmente hanno raggiunto la stagionatura ottimale.
In particolare per la ricorrenza pasquale (la Quaresima è terminata!) è impossibile sottrarsi ai primi assaggi “norcini”, protagonisti indiscussi, insieme al fiadone, del rituale picnic di Pasquetta.

Pertanto quale occasione migliore per una ricognizione dei principali salumi artigianali abruzzesi?

Salsicciotto Frentano

Salsicciotto Frentano

Prodotto nell’alta e media valle del Sangro e dell’Aventino, il Salsicciotto Frentano è un insaccato di carne di maiale realizzato con tagli magri pregiati come il prosciutto, la spalla, il lombo e il capocollo. La parte grassa non supera mai il 10-20% del totale. Le carni sono macinate a grana media e conciate con sale e pepe.
L’impasto è insaccato nel budello naturale e legato manualmente alle estremità con uno spago. Si ottiene così un salame di circa 25 centimetri che si lascia riposare per qualche giorno, dopodiché viene sottoposto a pressatura sotto grandi tavole in legno fino ad assumere la tipica forma di un piccolo parallelepipedo.  
La stagionatura del Salsicciotto Frentano può arrivare fino a 2-3 mesi.
Il Salsicciotto Frentano è un Presidio Slow Food.

Lonza

Lonza

La produzione della lonza, localmente conosciuta anche come “capelomme", interessa tutto il territorio abruzzese. Si tratta di un salume ricavato dalla lombata del maiale che viene “rivestita” con le budella del suino, legato con uno spago e fatto asciugare appeso prima al fumo del camino e successivamente lasciato stagionare, per un periodo che va dai tre ai cinque mesi, in un locale privo di umidità.
Al taglio la lonza presenta un colore rosso granata con le caratteristiche venature di grasso in perfetto equilibrio con la parte magra.

Salsiccia a campanella (di carne e di fegato)


Salsiccia a campanella di carne e di fegato

La salsiccia a campanella è un insaccato tradizionale del chietino e dalla breve stagionatura, contraddistinto dalla tipica forma a ferro di cavallo oppure a “U” che ricorda le campane che si mettevano ai bovini quando si portavano al pascolo.        
Viene realizzata con tagli freschi del maiale come spalla, pancetta, rifilature magre di prosciutto e parti di grasso. La carne, tritata grossolanamente, è condita con sale e pepe macinato, impastata, insaccata nel budello di suino e lasciata stagionare per circa un mese.
La versione di fegato è ottenuta con la milza, il polmone, la ventresca, il guanciale e la carne, tritata grossolanamente, viene condita con sale, peperoncino, buccia d’arancia (o cetrangolo) e aglio.
Le salsicce possono essere consumate subito o entro un periodo di tempo variabile se conservate sott’olio, in strutto o sottovuoto.

Mortadella di Campotosto

Mortadella di Campotosto

Un must di Campotosto, siamo all’interno del Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga in provincia dell'Aquila, le mortadelle, conosciute anche come “coglioni di mulo”, si presentano ovoidali legate a due a due con uno spago. Sono ottenute utilizzando tagli di carne suina magra di prima scelta (spalla, collo, lombo, coscia, pancetta) macinata e amalgamata con sale, pepe e una miscela di aromi naturali. Nell’impasto è inserito il tipico lardello lungo una decina di centimetri. Nella parte bassa della mortadella viene posto un tralcetto per stringere lo spago durante la stagionatura, di circa tre mesi, così da far aderire l’involucro all’insaccato ed evitare che si allenti. Nel corso della stagionatura sono esposte, per circa due settimane, dapprima al fumo di un camino, dopodiché vengono trasferite in locali ben ventilati. Al taglio la mortadella di Campotosto presenta un colore rosso intenso, con il lardello centrale bianchissimo a fare da contrasto.
All’assaggio la consistenza è compatta, mentre il lardello è dolce e croccante.
La Mortadella di Campotosto è un Presidio Slow Food.

Guanciale Amatriciano

Guanciale Amatriciano

Il guanciale Amatriciano ha un legame molto forte con il territorio di produzione, tra Abruzzo e Lazio.
In Abruzzo è tipico dell’area montana di Campotosto e storicamente è stato parte integrante della cultura enogastronomica dei pastori dei Monti della Laga: la facilità di conservazione del prodotto finito e l'elevato apporto energetico permetteva la permanenza in montagna nel periodo della transumanza. Il suo antico utilizzo, insieme al pecorino amatriciano prodotto in quota, è diventato ingrediente imprenscindibile par la pasta all’amatriciana.
Il procedimento di lavorazione prevede che la guancia del maiale venga rifilata per ottenere la classica forma triangolare, quindi salata, speziata e posta a stagionare per circa tre mesi. Al taglio il guanciale si presenta compatto, contraddistinto dal colorito bianco per la parte grassa e rosso vivo per la rimanente.
Il sapore è intenso e leggermente affumicato.

Ventricina del Vastese

Ventricina del Vastese

La Ventricina è denominata del Vastese per via dello stretto legame che ha con il suo territorio d’origine: l’area compresa tra i fiumi Sinello e Trigno, nei comuni del Medio ed Alto Vastese.  È un insaccato di carne suina di taglia grande e dalla forma irregolare tendente all’ovale. Se ne ha notizia sin dal 1800 ed è ottenuto con le parti più nobili del maiale (lombo, coscia, guanciale e pancetta) tagliate a punta di coltello, in pezzi di grana grossa conditi con sale, pepe, peperone dolce e/o piccante, semi o fiore di finocchio e insaccate nella vescica del maiale. E’ un salume dalla lunga stagionatura: fa un primo passaggio di 40-60 giorni, poi un’immersione nello strutto per limitare il calo di peso e un ulteriore periodo di stagionatura che va dai tre ai dodici mesi.
Al taglio presenta la grana disomogenea e si caratterizza per il sapore leggermente dolce o piccante, l’aroma fragrante e tipico.
La Ventricina del Vastese è un Presidio Slow Food.

Salsiccia di fegato aquilana

Salsiccia di fegato aquilana

Diffusa nel territorio del Gran Sasso Aquilano, dei Monti della Laga Aquilana e della media e alta Valle dell’Aterno, la salsiccia di fegato aquilana è conosciuta localmente anche come cicolana. Viene preparata con il fegato, il cuore e la lingua del maiale e l’aggiunta di carne e grasso di suino. Sono due le varianti diffuse, quella che prevede il condimento delle carni con pepe, peperoncino e aglio, e quella ingentilita con il miele e che tradizionalmente si consuma la mattina di Pasqua, a colazione, insieme alla pizza pasquale e alle uova sode. Una volta insaccato l’impasto nel budello, si conferisce alla salsiccia la tipica forma a ferro di cavallo. Le salsicce si lasciano “stufare” per una settimana in un locale temperatura "mite", magari in prossimità di un camino, dopodiché continuano la stagionatura in un ambiente fresco per circa un mese.
La salsiccia di fegato aquilana è un Presidio Slow Food.

Ventricina Teramana

Ventricina Teramana

La Ventricina Teramana, diversa da quella del Vastese, è prodotta tra la fascia montana e pedemontana del Gran Sasso e dei monti della Laga. È un insaccato a grana fine, spalmabile e dal sapore piccante. Viene prodotta con ritagli di prosciutto, guanciale, pancetta e sugna macinati finemente e mescolati con aglio, rosmarino, peperone rosso dolce o piccante, sale e pepe. Viene insaccata nella vescica o nello stomaco del maiale, farcita con le salsicce. Il prodotto si conserva in barattoli di vetro e la stagionatura ottimale è di almeno tre mesi in un ambiente fresco e umido.

 

 

[Crediti | Foto di www.sangroaventinoturismo.it, Slow Food Abruzzo, Visit Abruzzo]